Cari lettori adesso voglio raccontarvi un storia, ascoltate...
" Non capivo perchè la mia vita fosse cambiata così tanto... Da quando la mia adorata moglie A. era stata ricoverata in quel luogo tetro, pieno di malinconia e tristezza, in un orribile ospedale di periferia. Io non riuscivo più a dormire e a mangiare, le stavo accanto giorno e notte, nella speranza che si sarebbe ripresa.
Ma era un'idea inutile e assurda, i medici mi avevano assicurato che non sarebbe vissuta molto perchè le ustioni che le ricoprivano interamente il corpo erano troppo gravi. Provavo a parlare con lei, continuamente e insistitamente, dei bei momenti trascorsi assieme, ma purtroppo A. non mi poteva sentire...
Dalla finestra potevo vedere le mie giornate, trascorrere velocemente come se fossi su un lungo treno che non si fermava mai. La mia angoscia aumentava di giorno in giorno e i rimorsi degli errori che avevo commesso si facevano sempre più insistenti.
Purtroppo, il terribile giorno era arrivato troppo presto, era venuto un giovane assistente a darmi la notizia. Il cuore di A. aveva smesso di battere... I sensi di colpa mi invasero la mente, continuavo a ripetermi che non le ero stato abbastanza vicino e che non le ero stato sempre fedele.
Quello che avvenne i giorni successivi, è un ricordo confuso: il funerale, gli amici e la famiglia... Le persone che mi erano accanto continuavano a dirmi che la vita doveva proseguire anche senza mia moglie. Ma io non capivo come avrei potuto continuare senza di lei.
Alcuni giorni dopo il mio terribile lutto, avevo ricominciato ad andare al lavoro. Il mio collega era in ufficio come sempre, ma tutto assomigliava diverso. Non avevo voglia di stare al lavoro, passavo le ore a guardare la fotografia sulla scrivania. Era il giorno del mio matrimonio, A. indossava un abito lungo di seta bianca, portava un bouquet di rose bianche, i suoi fiori preferiti, era raggiante e felice. Io, invece, assomigliavo a un pinguino che aveva perso il gruppo, ero impacciato e molto imbarazzato ...
Ogni volta che vedevo quella fotografia mi veniva da piangere, mi chiedevo se un giorno sarei riuscito ad uscire da quel terribile tubo nero che mi avvolgeva la mente.
I mesi trascorrevano e la mia vita stava a poco a poco migliorando, avevo ricominciato ad uscire con amici e mi sentivo emotivamente più felice.
Una mattina , mentre stavo andando al lavoro, vidi una bellissima e graziosa ragazza. Non potevo avermela dimenticata, era la donna che avevo incontrato all'ospedale. Era ancora solare con un magnifico sorriso, che mi colpì come una freccia scagliata da Cupido dritta al cuore.
L'avevo seguita per un breve tragitto, era entrata in un negozio di abbigliamento, rimasi imbambolato ad ammirarla dalla vetrina per un momento.
Quando uscì dal negozio, mi rivolse un infantile cenno di saluto, mi ero sentito subito in imbarazzo, mi girai dalla parte opposta e me ne andai verso il mio ufficio, senza neanche ricambiare per sottile "ciao".
Vedevo la ragazza ogni giorno, ma solo una mattina ebbi il coraggio di chiederle di uscire a cena. Lei accettò senza esitazione.
Oggi ho novantasei anni e sono sposato da sessant'anni con S., la ragazza che invitai a uscire quella lontana sera. È cambiata molto dalla prima volta che l'ho incontrata, ma ogni giorno provo le medesime emozioni di un tempo.
Adesso, oramai, sono sul letto di morte, intorno a me c'è la mia famiglia, provo felicità per essere cosi amorevolmente assistito da queste persone. Ma adesso è ora di raggiungere la mia prima moglie in cielo. Sento dei rumori attorno a me e vedo il sorriso di S. sempre più lontano, un senso di benessere mi invade il corpo e poi il silenzio."
FINE!
cosa ne pensate di questo breve testo?
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